Scuola

Una sperimentazione ininterrotta

Riflessioni sulla giornata mondiale dell'insegnamento, di Sara Quaglia.

#giornatamondialedegliinsegnanti
Di Sara Quaglia
In foto: Fernando Savater


Il 5 ottobre è stata la giornata mondiale degli insegnanti.

Questa giornata ha portato inevitabilmente a riflettere sul ruolo dell’insegnante, professionista della formazione, sulle sfide quotidiane che questi si trova ad affrontare, nonché sulle difficili condizioni di lavoro a cui spesso l’insegnante è sottoposto.

Insegnare, educare è un dovere di perpetuazione e trasmissione di valori ed ideali. E’ ciò che viene sottolineato anche a livello internazionale nella dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani del 2011, in cui si legge che il compito di ogni insegnante è: “sviluppare una cultura universale dei diritti umani in cui ognuno sia consapevole dei propri diritti e delle proprie responsabilità rispetto ai diritti degli altri, e promuovere lo sviluppo della persona come membro responsabile di una società libera, pacifica, pluralista e inclusiva”.

Non voglio addentrarmi nei dettagli di una professione che avrebbe bisogno di stabilità di servizio e che invece molto spesso è caratterizzata da trasferimenti, annualità, modifiche del team insegnante, ma desidero soffermarmi sull’importanza della relazione, della capacità di collaborazione tra docenti, della condivisione di ideali.

“L’educazione è prima di tutto trasmissione di qualcosa, e si trasmette solo ciò che è considerato degno di essere conservato da colui che deve trasmetterlo” (da Savater F., A mia madre mia prima maestra. Il valore di educare. Pagg.107-108).

Insegnante vuol dire “esportare e spiegare in modo progressivo una disciplina, un’arte, un mestiere a qualcuno perché lo apprenda”. Educatore è colui che educa, guida e forma qualcuno, specialmente giovani, affinandone e sviluppandone le facoltà intellettuali e le qualità morali. Etimologicamente al termine segnare, imprimere (in-signare) cioè insegnare ho sempre preferito il termine educare, tirare fuori, condurre (ex-ducere), cioè promuovere con l’insegnamento e l’esempio, lo sviluppo.

Si. L’esempio. Ah, l’esempio.

Questi nostri tempi sono caratterizzati da profondi cambiamenti sociali e culturali, che hanno concorso ad alimentare il carattere di complessità, con conseguenze inevitabili sull’organizzazione della società nonché sui comportamenti delle persone. Una società complessa nella quale è facile perdere le certezze tradizionali e cadere in insicurezze ricorrenti. All’individuo, posto davanti nuove opportunità e molteplici esperienze di scambio sociale, è richiesto un atteggiamento mentale di grande flessibilità. “Ciascun uomo prende forma, come un fiume, a seconda del terreno che incontra. Durante tale percorso, all’inizio inciampa nella madre e nel padre, poi nei fratelli o nei coetanei, sino ad arrivare al seduttore e all’imbroglione. Tutti passiamo attraverso ‘momenti’ che usiamo per crescere” (da Minio A., Il coraggio come educazione. Pag 61).

All’insegnante non bastano nozioni e studio. L’istruzione è necessaria ma c’è bisogno di una preparazione interiore, raggiungibile con l’auto formazione, che con metodica costanza aiuti a individuare le proprie mancanze e difficoltà così da permettere un percorso continuo di crescita anche per l’insegnante. È necessario educarsi ogni giorno se si vuole educare e questo percorso diventa più semplice quando viene condiviso con gli altri. L’insegnante deve essere capace di agire con prudenza, delicatezza ma anche con autorevolezza. Deve essere “multiforme”, sapiente nell’osservare, nel proporre, nell’accorrere o ritirarsi, nel parlare o nel tacere, secondo i casi ed i bisogni. Deve formare sé stesso, deve imparare ad osservare, non dare nulla per scontato e, soprattutto, essere consapevole che il suo compito è di estrema importanza perché è un compito di salute pubblica. La sua professione richiede quello che Platone aveva già indicato come condizione indispensabile di ogni insegnamento: l’eros, cioè desiderio e amore per la conoscenza e piacere di trasmettere tali sentimenti ai propri allievi. Nessun lavoro, senza il gusto di compierlo, può risultare gratificante e dunque efficace.

Formazione dunque non è soltanto intesa come aggiornarsi sulle tecniche e sulle risorse materiali sperimentate nel tempo ma  è, soprattutto, disponibilità a mettersi in discussione, presa di coscienza delle proprie potenzialità,  consapevolezza delle risorse interiori profonde che ciascuno custodisce dentro di sé: Sapere, Saper Fare  e Saper Essere.

Nel mondo attuale l’insegnante deve essere anche un tecnologo, cioè studioso dei problemi della tecnologia e delle sue applicazioni. Deve essere cosciente delle tecniche, saperle scegliere e utilizzarle per una comunicazione efficace. (da Ballanti G., Il comportamento insegnante). La tecnologia, nella scuola, può essere di sicuro una risorsa preziosa in molte situazioni ma può diventare fonte di problemi. Per questo occorre che il docente sia profondamente consapevole di quanto la sua guida possa essere determinante nell’uso di tali mezzi. L’insegnamento è una vera e propria sperimentazione continua, che si apre a nuovi mondi e nuove proposte, formula ipotesi, considera le variabili, riflette sui risultati, introduce modificazioni, analizza risultati, propone nuovi percorsi per adattarli ai veri bisogni dell’utenza. 

Infine ma non ultimo, non possiamo dimenticare quanto sia necessario stabilire buoni rapporti con i genitori e le famiglie degli  allievi, considerando queste ultime come potenziali e preziosi collaboratori,. L’intreccio tra diversi soggetti preposti all’educazione e alla cura di bambini e ragazzi, è di fondamentale importanza. Da soli non si va da nessuna parte. È solo con il condividere, il progettare insieme, l’assumersi ognuno le proprie responsabilità nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza che possiamo dare  alla scuola il motore necessario per andare avanti e per essere veramente rispondente ai bisogni della società tutta e del singolo individuo.

Brad Johnson scrive “Gli insegnanti efficaci non si concentrano tanto sulle regole, ma più sulle relazioni, sulle abitudini e sulle aspettative. Se ti concentri principalmente sulle regole, trascorrerai la maggior parte dell’anno ad imporle. Ma se ti concentri sulle relazioni, raramente dovrai ricordare le regole.”

“Allora un maestro chiese: Parlaci dell’Insegnamento.

Ed egli disse: Nessuno può rivelarvi se non quello che già cova semi addormentato nell’albore della vostra conoscenza. Il maestro che passeggia all’ombra del tempio, tra i seguaci, non elargisce la sua saggezza, ma piuttosto il suo amore e la sua fede. Se egli è saggio veramente, non vi offrirà di entrare nella casa della propria sapienza; vi condurrà fino alla soglia della vostra mente. L’astronomo può parlarvi di come intende lo spazio, ma non può darvi il proprio intendimento. Il musicista può cantarvi il ritmo che è dovunque nel mondo, ma non può darvi l’orecchio che ferma il ritmo, né la voce che gli fa eco. E chi è versato nella scienza dei numeri può descrivervi le regioni dei pesi e delle misure, ma non può condurvi laggiù.

Perché la visione d’un uomo non può prestare le sue ali a un altro uomo.

E come ciascuno di voi sta da solo nella sapienza di Dio, così ciascuno di voi deve essere solo nel suo conoscere Dio, e nel comprendere la terra.”

(Il Profeta – Khalil Gibran)

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