Il culturista

#CULTURA #LETTURE #NARRATIVA
Di Marco Parlato

(In foto: particolare della Sala delle Arti Liberali di Palazzo Trici dipinto da Gentile da Fabriano, credits https://www.flickr.com/photos/andrea_carloni/19807475713/in/album-72157656681860090/ )


Per un breve periodo della mia vita ho vissuto a Firenze.
Visitavo spesso gli Uffizi e sempre da solo. Detestavo, allora come oggi, osservare dipinti, ritratti, sculture con l’obbligo di doversi scambiare banalità. Mi bastavano le mie, di banalità, che deambulavano per i corridoi della mia testa almeno quanto io deambulavo per i corridoi del museo.
Fino al giorno in cui, io e le mie banalità, ci incontrammo nel salotto di una comune idea: tornare agli Uffizi insieme a Giovanna, una ragazza che frequentavo da poco.
Per telefono le raccomandai di portarsi un gessetto.
Non fece trapelare sorpresa dal cambio di tono, da una richiesta di spiegazioni, da un cinguettio perplesso. Anzi passò a un altro argomento, come già aveva fatto davanti ad altre mie stramberie.
Una volta entrati nella galleria, le spiegai che io ho sempre un gessetto in tasca, quando visito i musei.
Appena posso, vergo un’opera con un ghirigoro, uno scarabocchio casuale. Abbastanza piccolo da sfuggire ai distratti, abbastanza notevole per i più attenti. Dopo una settimana torno e controllo se hanno provveduto a cancellarlo.
“È il mio modo di testare l’affetto, la cura, l’attenzione, la sensibilità di chi gestisce un museo e di chi lo visita,” dicevo a Giovanna, “perché io sarei gelosissimo della più modesta cornice. Purtroppo, quasi sempre, ritrovo i miei sgorbi ancora lì, sulle tele del Giotto, del Vasari, di Tiziano.”
“Pensa che due mesi fa una studentessa dell’Accademia ha presentato una tesi che analizza il simbolo misterioso e mai notato prima in un angolo della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello…”
Ma mentre raccontavo, mi accorsi che Giovanna non c’era più. Al telefono non rispondeva. Non la rividi.

Anni dopo, quando presi la residenza a Foligno, cominciai a frequentare Giusy, una appassionata di arte, che in breve mi invitò a visitare Palazzo Trinci.
Che occasione!
Fu la Sala delle Arti Liberali a stuzzicarmi.
Tirai fuori il gessetto e, mentre lo avvicinavo alla parete affrescata, raccontavo della mia missione a Giusy, che mi si avventò contro.
Mi prese a schiaffi, a pugni e io, cercando di parare i suoi fendenti, indietreggiai per tutta la sala, poi attraverso la loggia giù per le scale e fuori nel cortile, dal quale Giusy mi cacciò a pedate.
Trovai encomiabile tanta passione per l’arte della sua città! Mi ero dannatamente innamorato di Giusy.
Peccato che da quel giorno, quando ci incontravamo in centro, la vedevo serrare i pugni e poco mi andava di avvicinarla, per scoprire gli sviluppi del suo gesto.

Continua nel prossimo numero…

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