Politica

Ed ora la valle umbra? Un punto di vista da Foligno

"C’è sì delusione per un cambiamento che non produce i risultati sperati, ma non c’è la consapevolezza di un’alternativa" Un commento al voto amministrativo a Bevagna e a Nocera Umbra a cura di Matteo Bartoli.

#politica
Di Matteo Bartoli
In foto: Annarita Falsacappa e Virginio Caparvi


Approcciamo un’analisi del voto amministrativo del 3 e 4 ottobre nel folignate, o meglio, nelle città che, da un osservatore folignate, si lasciano cogliere con – spero – sufficiente precisione, tale da rendere utile l’esercizio d’analisi stesso. Mi riferisco a Nocera Umbra e a Bevagna.   

A Bevagna si afferma Annarita Falsacappa sindaca uscente di congresso civico e vicina al PD, che infatti festeggia. A Nocera, dopo Bontempi, conferma il comune al centrodestra il segretario regionale della lega Virginio Caparvi, anche lui con una civica. Una per uno non fa male a nessuno. Apparentemente. Due vittorie molto simili e speculari. Da questa specularità muove la tesi che mi accingo a sostenere.

Addentriamoci un po’ nell’analisi. A Bevagna si arriva al voto in un clima molto teso a causa di un fatto che fa da innesco alla tanta polvere –da sparo, si intende- messa sotto al tappeto nell’arco degli ultimi due anni di amministrazione Falsacappa: l’adozione del nuovo piano regolatore. Chi vi si oppone, lo fa per alcuni ordini di motivi. Anzitutto per il fatto che un atto così importante venga approvato nel momento in cui, in una situazione ordinaria, vale a dire senza che una pandemia obblighi lo spostamento della data delle elezioni, gli organi di rappresentanza comunale sarebbero dovuti essere già sciolti. I detrattori inoltre sostengono sia stato approvato senza essere minimamente condiviso, utilizzando la fretta imposta dalla leva emozionale del polo scolastico antisismico (che verrà realizzato anche con le sottoscrizioni popolari e che quindi è molto atteso ma in luogo assai discusso).

Ma andiamo al merito. Chi si oppone da sinistra, che poi sono le forze che confluiranno nel sostegno alla candidatura di Mario Lolli- Sinistra Italiana, Socialisti, Verdi e Articolo Uno-, lo fa dicendo che la scelta fatta alimenta un insostenibile consumo di suolo peraltro già critico in zona Sant’Anna, e ripete che la scelta di utilizzare tutto il 10% di incremento di edificabilità concesso dalla legge regionale avrà impatto sul valore paesaggistico. Insomma un’opposizione da sinistra sul bene comune, per la tutela dell’ambiente, un’opposizione che oltre che di merito è di metodo. E su questo riesce ad intercettare tanto -ma non quel che basta- del malcontento diffuso in città. Perché Falsacappa è descritta dai suoi avversari come un’accentratrice che, a dispetto della veste civica, non ha davvero voglia di ascoltare la città democratica. Mi viene facile crederlo visto che ebbi modo di frequentarla quando io ero dietro il banco e lei dietro la cattedra.

Ebbene Lolli si ferma a 850 voti col 33% e ammette la sconfitta nei confronti di Falsacappa al 46%, 20% invece per la candidata della destra Fioroni Torrioni. Eppure la destra aveva preso il 62% alle regionali del 2019. Va bene che è stata una candidatura un po’ stirata, va bene che sulla scheda non c’era nessun simbolo di partito, ma dove sono scomparsi tutti questi voti? Tutti astenuti? L’affluenza è al 62% persino di poco più alta delle regionali scorse. Beh, a vedere la giunta di Falsacappa, sembrerebbe facile capire cosa è successo. Giordano Antano assessore allo sviluppo economico con un sacco di deleghe tipo rifiuti, decoro, centro storico, demanio. Chi scrive si ricorda delle simpatie politiche del nuovo assessore durante il già rievocato tempo delle superiori e auspica che il tempo trascorso abbia portato a più miti consigli.


Dunque questo il livello che sembra si sia raggiunto. Insomma del buco di bilancio a Montefalco non se ne accorse nessuno, ne parlai con Vincenzo Riommi circa un anno fa sempre su queste pagine. E il bilancio di Cannara? E il bilancio di Nocera?

E spiace vedere con che disinvoltura si percorra questa strada, con che disinvoltura sia De Luca, sia Fora festeggino la vittoria di Falsacappa. E spiace vedere ancorpiù il PD di Foligno. Tutti osservatori distratti? Probabile non partano dalle mie stesse premesse. Magari son semplicemente contenti perché la destra non avanza. Magari questo rientra appunto nei loro piani per ridare un minimo di decente rappresentanza a questo territorio ormai senza interlocutori. Landrini, Falsacappa, Sisti, Sperandio, Montefalco dissestata; ora la valle umbra sud avrebbe tutte le carte in regola per alzare il livello del dibattito e segnare, in un qualche senso, una svolta. Mi auguro davvero che con questo spirito Bori si sia complimentato col PD di Bevagna per le “scelte di coraggio e coerenza”, “la vittoria della buona politica” e “della squadra nuova e capace”. Però carta canta: il Pd un tempo aveva la sindaca, era Analita Polticchia. Scelse di terremotarla, poi di non ricandidarla, aprendo la strada al congresso civico che, per parole stesse di Lolli, è “ambiguo e riempito di personaggi vicini al centrodestra, alcuni con l’effige del duce nel portafogli e la tessere di Fratelli d’Italia in itinere”. Dunque il Pd 5 anni fa aveva il sindaco ed ora nemmeno presenta il simbolo, accontentandosi di un posto fuori dai giochi nella lista del congresso civico, che intanto governa con una sorta di governo Draghi di piazza Silvestri. Non mi pare una grande vittoria, ma in tempo di magra può anche essere concesso. E poi si è appena vinto un congresso: bisogna sorridere. Vedremo se sorrideranno i bevanati.

Allora in che misura ci si deve aspettare la specularità di Nocera Umbra di cui parlavo prima?

A Nocera vince Caparvi il segretario regionale della Lega confermando il comune alla destra. Vince una partita importante riuscendo a tenere una campagna elettorale stranamente pulita. Lo fa col 58%, risultato più alto da quando c’è l’elezione diretta, sul 70% di affluenza. Vittoria nettissima. Ricostruiamola.


Caparvi, ex assessore al bilancio, scioglie la riserva quando in casa centrosinistra ci sono ancora due candidati. C’è Ugo Sorbelli con Impegno Comune appoggiato da Pd, M5s e sinistra e Massimo Montironi con Italia Viva. Spieghiamo le ragioni di queste due polarità. A Nocera c’è una nutrita sezione di Italia viva forte della presenza di Laloni e dei tanti ex sindaci e, sempre a Nocera, il congresso del PD, anche per quanto appena detto, è stato tiratissimo, riuscendo per poco a vedere il prevalere del giovane boriano Federico Manali. E insomma la candidatura di Sorbelli iex segretario di rifondazione comunista, ha spaccato il Pd, non ha retto la pressione del frontismo ed in estate è venuta meno nel tentativo di chiudere un accordo unitario con Montironi. C’è da registrare che l’asse regionale del governo conte, l’asse Bori-De Luca, seppur unito dallo spauracchio renziano, quando è stato di sostenere il proprio candidato contro quello di Italia Viva, non è che si sia fatto un granchè valere. Anzi. Non stupisce allora che nessuno dei due si sia fatto vedere in campagna elettorale. Solo Prosciutti da Gualdo e Mismetti da Foligno. Battere un Caparvi in difficoltà pure a casa sua, scoperchiare il vaso del bilancio, imporre un’altra partita nella valle umbra e nell’appenino, o almeno provare a farlo. Tutto questo non è valso l’investimento politico dei segretari regionali?

Ma torniamo a noi, eravamo rimasti alla candidatura di Sorbelli che nobilmente viene meno in cerca di un accordo- ma non era la sinistra massimalista quella irresponsabile?-. Ma l’accordo organico in sostanza non c’è stato. Veto su Manali del Pd, veto sui consiglieri uscenti, non si chiude nemmeno all’ultimo minuto sui sei candidati a testa. Ne è prova il fatto che il giorno in cui si presentavano le liste pare che di imperio siano saltati alcuni nomi. Sinistra Italiana e Articolo Uno non possono che sfilarsi. Sconfitta la linea manali nel Pd. Il risultato è stato a detta di molti una lista sbagliata. Partendo dal fatto insolito di un candidato sindaco che si porta in giro la sua candidata consigliera, ma sorvoliamo sulla questione di stile, ci sono state frazioni con 3 candidati e frazioni senza, per giunta in un territorio, come quello nocerino, dove il paese non è nemmeno un quinto degli abitanti delle frazioni. Nessun nome a Gaifana e verso Gualdo laddove si pensava che la residenza di Montironi bastasse a trainare il voto di lista. Risultato: vince di 5 voti solo sul seggio di casa sua, perde tutte le altre sezioni. Scelte che si pagano, come si pagano i tanti errori nella campagna elettorale a maggior ragione se Montironi, sulla cui candidatura Italia Viva non ha mai voluto sentir ragioni, poi non brilla nella prestazione.

Inoltre, di fronte alla candidatura del salviniano Caparvi, tanto del mondo centrista ha risposto alle sirene della continuità di Nocera Futura, facendo venir meno l’equazione riformista renziana che vorrebbe che le elezioni si vincano solo al centro imbarcando i moderati. È questo il caso del giovane Capasso, prima in area Pd, poi area Renzi, ora candidato consigliere non eletto con Caparvi. Ma anche Scattolini che era del Pd ed ora farà il vicesindaco di Caparvi seppure da terzo in lista.

La sinistra, malgrado la sconfitta su tutto il fronte e non unanimamente, si tura il naso e fa convergere i voti su Lara Moretti che risulterà prima degli eletti, smentendo i pronostici, davanti ai buoni candidati di Italia Viva. C’erano i candidati coi padrini, chi aveva candidato il figlio, chi il genero, ma con un po’ di passaparola si è imposta l’insegnante Moretti.

Veniamo a quel che mi interessa sostenere: la specularità. A Bevagna vince Falsacappa perché nessuno ha sostenuto chi voleva che andasse diversamente, come a Nocera, in una partita certo più difficile, vince Caparvi anche perché non si è fatto abbastanza affinchè non andasse così. A Nocera la lega ha modo di festeggiare la vittoria del segretario regionale facendo in modo di non mostrarsi completamente sconfitta da questa tornata amministrativa. A Bevagna, con eccesso di entusiasmo, festeggia il nuovo centrosinistra Bori De Luca Fora; Bori arriva a sostenere l’11 Novembre a Foligno che si vede l’inversione di rotta elettorale sui borghi laddove il Pd aveva faticato. Su quali basi? La conferma di Bevagna mentre Bettona Nocera e Amelia restano alla destra? Pochino davvero, ma capisco che i congressi in casa Pd non finiscono mai, gli equilibri mutevoli, i personalismi lo rendono un partito difficile da presiedere senza la leva gerarchica del governo. Tutta la mia solidarietà a chi deve dare l’impressione di aver stravinto le elezioni col 17%. Ma io ci andrei più cauto fossi in lui, e mi spenderei in parole solo dopo essermi prodigato in atti dotati di una certa efficacia che, purtroppo, si faticano a vedere. Ma si sa: la gente da buoni consigli quando non può dare il cattivo esempio, e allora qui mi taccio.

Eppure non è mica una sciocchezzuola la partita della valle umbra. Tracce di consociativismo provano a sopravvivere a sanitopoli. Si sente, è palese l’assenza di una guida di indirizzo politico. C’è sì delusione per un cambiamento che non produce i risultati sperati, ma non c’è la consapevolezza di un’alternativa e, nell’incertezza, sopravvivono solo pratiche deteriori legate alla trasversalità. E in questo senso tornano tutti i risultati della tornata amministrativa di Ottobre.

E invece, per togliere il boccino dalle pericolose mani della destra, avremmo bisogno di ritornare ad una visibile differenza nelle istanze e nelle politiche messe in campo fra destra e sinistra. Avremmo, sul piano tattico, avuto bisogno anche di dare un colpo alla leadership Caparvi per lanciare la baruffa dell’assalto alla diligenza in casa centrodestra umbro. Ma in definitiva avremmo bisogno di un’alternativa sostanziale e non retorica al pessimo governo delle destre, che continuano a non essere in grado di dare risposte amministrative al nostro territorio. Come è evidente non basta attestare questo, ma bisogna almeno diffondere la consapevolezza politica della qualità della sfida che si ha davanti, pena il non riuscire a superarla. Non si sarà mai troppo zelanti in questo.

Da queste elezioni dunque non si è ottenuto molto. Anzi, in un certo senso sono un regresso, in quanto segnano la possibilità del Pd di continuare a rimuovere le ragioni profonde, ancora spettralmente presenti, che lo hanno portato alla tempesta perfetta del 2019. E infatti lì stanno ancora i voti. Si può continuare a sostenere, ignorando i nodi strategici, che la vittoria elettorale, tanto più amministrativa, sia una partita meramente tattica. Si può fare, ma si deve essere consapevoli che poi queste vittorie è molto più complicato tradurle in un qualcosa di politicamente coerente solido e duraturo.

 
Leggo infine sul Facebook della consigliera Pd Barbetti che all’indomani dei ballotaggi cita Tacito “Nunc redit animus”. Allora ritornò lo spirito. Per chi non avesse colto, Tacito si riferiva al fiorire del regno di Traiano dopo il dominio di Domiziano con il ritorno del minimo di libertà che gli poteva permettere di scrivere l’opera encomiastica per il suocero Agricola.

Ora, posto che comunque come avrete capito non sono della parrocchia del cantare facile vittoria, e posto che questo entusiasmo ritornante mi pare eccessivamente e fastidiosamente volontaristico, su una cosa sono assolutamente d’accordo con Barbetti: il giudizio positivo sull’animus. C’è assoluto bisogno di animus, solo che l’ardore ha da essere ben alimentato e indirizzato. E su questo credo che la prof possa concordare.

1 comment

  1. Quello che Bori non può dire rispetto alle elezioni di Bevagna è che senza i voti della destra, portati in gran parte, presumo, dal giovane Antano, la Falsacappa non avrebbe vinto. Infatti ha pensato bene di rinchiudersi nel recinto del Congresso civico escludendo ogni riferimento e simbolo del PD, per non urtare i suoi elettori di destra
    Se fossi in Bori, ci penserei due volte prima di esultare, a meno che l’orizzonte del PD umbro non sia la destra, visto che ha rifiutato ogni accordo con la sinistra.

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