Lavorare stanca specie se fa male

#LAVORO #SOCIETÀ #GIOVANI
Di Matteo Bartoli


Iniziamo oggi un viaggio nel mondo del lavoro folignate che ci porterà ad indagarne le contraddizioni, le potenzialità e le criticità con uno sguardo speciale alle nuove generazioni di lavoratori.

Sono f.f. di Foligno. Ho 25 anni e sto scrivendo la tesi magistrale in scienze della politica e dell’amministrazione a Perugia.

Cosa hai da dirci sul lavoro? Che esperienze hai avuto fino ad oggi?

Ho lavorato, durante il mio percorso di studi, un po’ qua e là in alcuni bar e ristoranti del centro e della “movida”, ahimè sempre in nero o mezzo bianco, fino a quando non ho avuto un colloquio con una agenzia interinale in cui si mostrava interesse verso il mio profilo per un lavoro impiegatizio in azienda tal dei tali. Dopo un mese e mezzo, senza aver più sentito nessuno, invece, mi dicono che c’era qualche posto a Spoleto in un noto discount. L’agenzia non mi ha saputo dare informazioni dettagliate sul contratto, ma mi ha accennato a 2 settimane di prova più assunzione per tre o forse sei mesi, vantando buoni rapporti con l’azienda.

Dunque?

Dunque avevo bisogno di lavorare e firmai. Ma, dopo undici giorni senza giorno libero come addetto vendite -sostanzialmente un tuttofare sottopagato -, scopro la domenica, senza aver firmato alcun rinnovo, di dover andare a lavoro il lunedì. Chiesi all’ispettore delucidazioni e mi disse che lui aveva avuto istruzioni di proseguire. Parlai con l’agenzia e capii che mi volevano convincere a tornare a lavorare, ed inoltre, ciliegina sulla torta, senza nemmeno avermi fatto vedere il nuovo contratto non più trimestrale ma bisettimanale. Se mi fossi presentato l’indomani, cosa che non feci, non sarei stato nemmeno coperto da infortunio – ovviamente mi avrebbero fatto firmare un contratto predatato-. Già in quei giorni stavo accusando dolore alle braccia a causa del troppo sforzo e dei sovraccarichi, quindi in realtà ero già infortunato, ma sarebbe potuto succedere di peggio nel tragitto tra Foligno e Spoleto.

Cosa ti ha fatto arrabbiare più della faccenda?

Che l’agenzia interinale il tempo per accordarsi con la responsabile risorse umane lo ha trovato, invece per me non trovarono un solo minuto per informarmi e per darmi il tempo di riflettere sulle condizioni di rinnovo totalmente diverse da quanto preventivato. Erano convinti che avrei firmato. Io, in realtà, stavo trattando per un’auto usata proprio per andare a lavorare, visto che impegnavo per dieci ore al giorno l’unica auto familiare. Immagina se la avessi comprata, contando di ripagarla in tre mesi, e poi due settimane dopo mi avessero mandato a casa… E alla fine mi dovetti pure sentire la predica dall’agenzia perché “noi giovani dobbiamo imparare a metterci in gioco ed essere più flessibili”, peraltro da miei coetanei. Dopo questa esperienza sono stato mezzo depresso per mesi. 

Quindi che impressione ti sei fatto del lavoro? 

Sicuramente non sono stato molto fortunato, ma per quel che ho visto potrei anche immaginare che questa è una condizione generalizzata. Dovunque ho lavorato ho trovato nei miei colleghi poca coscienza della condizione comune, se non totale alienazione. In particolare mi ha colpito quest’ultima esperienza nella grande distribuzione: in sole due settimane ho vissuto di tutto. Dalle pubbliche umiliazioni del presidente, al sovraccarico di lavoro, ho trovato un clima di tensione e stress collettivo che non esplode solo perché è organizzato gerarchicamente e ciascuno ha un suo inferiore su cui rifarsi. Se anche a queste condizioni frustranti di lavoro corrisponde una competizione fra i dipendenti, forse significa che ci siamo arresi e c’è poca speranza. Ma io non ho alcuna intenzione di arrendermi. 

Una curiosità: su cosa scriverai la tesi?

 Sul populismo. 

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